“Docente per l’inclusione”: cambiare le parole basta davvero a cambiare la scuola?

Una riflessione a partire dalla proposta di legge n. 2303

È stata recentemente presentata alla Camera dei Deputati la Proposta di Legge n. 2303, firmata dai deputati Miele, Molinari, Andreuzza, Cecchetti e Giagoni.

👉Link al testo integrale XIX Legislatura – Lavori – Progetti di legge – Scheda del progetto di legge

Questa iniziativa legislativa mira a introdurre la qualifica di 💣“docente per l’inclusione”, in sostituzione della denominazione attualmente utilizzata di 👉“docente di sostegno”.

Secondo il testo, l’obiettivo è quello di modificare un’etichetta lessicale considerata impropria, poiché la normativa vigente non definisce formalmente il “docente di sostegno”, ma piuttosto il docente specializzato per le attività di sostegno didattico. Di fatto, si propone di sostituire una denominazione di uso comune, ma non ufficialmente riconosciuta, con una nuova, ritenuta più rappresentativa delle funzioni effettive della figura.

📄 Dove troviamo il termine “docente di sostegno” nella normativa?

Vi riporto una sintesi dei principali riferimenti normativi dove presente la dicitura docente di sostegno:

📄 Riferimento normativo 🏷️ Termine utilizzato 📚 Note
Legge 104/1992, art. 13 Docente specializzato  

Riconosce il ruolo, ma non usa direttamente “docente di sostegno”.

 

D.lgs. 66/2017 Docente per le attività di sostegno didattico  

Ridefinisce i compiti nell’ottica dell’inclusione scolastica.

 

DM 249/2010 (Formazione iniziale) Docente specializzato per il sostegno Descrive i percorsi universitari di abilitazione.

 

CCNL Scuola 2016/18-  2019/21 Docente di sostegno Utilizzato esplicitamente per incarichi, contratti e mobilità.

 

OM Mobilità Docente di sostegno  

Termine standard nei trasferimenti e passaggi.

 

DM 182/2020 e Linee guida PEI Docente di sostegno Figura coinvolta nella redazione del PEI come contitolare di classe.

🎯 Le intenzioni della proposta

Nel testo della proposta si legge:

“Il cambiamento della qualifica di questi docenti non è un semplice atto formale, ma risponde alla necessità di riconoscere il loro ruolo di promotori di un’inclusione scolastica a 360 gradi […] La nuova qualifica di ‘docente per l’inclusione’ vuole sottolineare il valore pedagogico e formativo di questa figura, che opera in sinergia con i docenti curricolari per promuovere strategie didattiche inclusive.”

L’intento dichiarato è dunque quello di superare la visione riduttiva del docente di sostegno come figura esclusivamente dedicata agli alunni con disabilità, riconoscendone una funzione più ampia e trasversale.

🤔Ma con quali modalità? Può bastare la sola riformulazione di un’etichetta?

💬 Il valore delle parole: necessario ma non sufficiente

Dalla lettura del documento mi sorgono inevitabilmente alcuni dubbi.
Premetto che sono la prima a credere che le parole abbiano un peso. Nella storia dell’educazione abbiamo attraversato epoche diverse: dalla scuola dell’inserimento, a quella dell’integrazione, fino a quella dell’inclusione. Ogni passaggio è stato segnato anche da una evoluzione lessicale.

Ma oggi mi chiedo: è davvero questo il cambiamento di cui abbiamo più bisogno noi docenti – di sostegno e curricolari – e la scuola in generale?

Da docente di sostegno che ogni giorno vive la scuola “in trincea”, tra soddisfazioni autentiche e fatiche spesso silenziose, sento che una modifica linguistica da sola non basta. Serve di più.

Serve una scuola che investa 🧑‍🏫sulle persone, ⚒️sulle competenze, 📒sulla formazione continua e sulle condizioni concrete in cui operiamo.

E vale la pena ricordare che questa proposta di legge è💶a costo zero per lo Stato.

⚖️ Contitolarità o delega? Il nodo irrisolto

Un altro passaggio della proposta richiama l’incarico di garantire l’inclusione e il diritto allo studio “degli alunni con disabilità e con bisogni educativi speciali”.
Ma… e tutti gli altri alunni?

Da sempre, i docenti curricolari e di sostegno collaborano – o dovrebbero collaborare – per il benessere e l’apprendimento di tutti gli alunni. Gli studenti non possono essere assegnati “per etichette”.

Se oggi sentiamo il bisogno di affermare che “inclusivo” è il docente di sostegno, allora qualcosa non ha funzionato nella costruzione di una responsabilità educativa condivisa.

L’etichetta di docente inclusivo dovrebbe appartenere a ogni insegnante, non solo al docente di sostegno.

Probabilmente, la delega automatica al docente di sostegno da parte del team andrebbe rimodulata – o, meglio ancora, eliminata. Perché ciò che serve non è solo una modifica lessicale, ma un cambiamento sostanziale

👥 L’inclusione è (e deve essere) una competenza di tutti

Cambiare il nome non cambierà la sostanza se:

  • la formazione continua non è garantita a tutti i docenti, non solo a quelli specializzati;
  • il docente di sostegno continua a essere visto come un supporto esterno o, peggio, come un “tappabuchi” operativo;
  • la contitolarità resta sulla carta e non si traduce in una vera corresponsabilità pedagogica.

Inclusivo dovrebbe essere ogni docente.
Il docente di sostegno può – e deve – essere un mediatore, un facilitatore, un promotore di strategie didattiche accessibili.
Ma non può e non deve sostituirsi ai docenti curricolari, né farsi carico in solitudine dell’inclusione.

📚 Quale scuola vogliamo?

Una scuola davvero inclusiva non può basarsi solo su nuove etichette. Ha bisogno di:

  • formazione diffusa e trasversale su tematiche pedagogiche, psicologiche e inclusive;
  • una ridefinizione chiara del ruolo del docente di sostegno, nel rispetto della contitolarità e della corresponsabilità educativa;
  • condizioni di lavoro sostenibili, valorizzazione delle competenze, riconoscimento della complessità del nostro compito.

Solo dopo aver percorso questa strada potremo accogliere con serenità e consapevolezza anche un nuovo nome.
E allora sì, “docente per l’inclusione” potrà essere più di una parola: potrà rappresentare un segnale di svolta, non solo formale, ma anche e soprattutto sostanziale.

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