Le competenze non cognitive a scuola

Le competenze NON cognitive a scuola

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“Prevista dal prossimo anno scolastico una sperimentazione triennale per valorizzare competenze extradisciplinari, dalla gestione dello stress all’empatia al problem solving”, quanto riportato dall’articolo del 22 gennaio 2022 dal quotidiano il  Sole 24 ORE, per approfondimenti leggi Articolo Ilsole24ore

Quali competenze extradisciplinari a scuola?

Dal testo della proposta di Legge vengono indicate le seguenti competenze non cognitive:

  • capacità di gestire le emozioni,
  • la gestione dello stress,
  • la comunicazione efficace,
  • l’empatia,
  • il pensiero creativo e quello critico,
  • la capacità di prendere decisioni e quella di risolvere problemi

Quali presupposti per la promozione delle competenze non cognitive a scuola?

PROPOSTA DI LEGGE

Art. 1.
(Finalità)

1. Al fine di prevenire la povertà educativa e la dispersione scolastica, la presente legge prevede l’introduzione sperimentale e volontaria, nell’ambito di uno o più insegnamenti delle scuole secondarie di primo e di secondo grado, delle competenze non cognitive, quali l’amicalità, la coscienziosità, la stabilità emotiva e l’apertura mentale, nel metodo didattico.

Personalmente, la proposta di legge sulle “competenze non cognitive” non aggiunge nulla di nuovo ed eclatante rispetto a quanto in classe viene sperimentato nella quotidianità da un docente preparato e attento ai bisogni dei propri alunni.

Oltre alla sperimentazione, che può essere una valida modalità per promuovere e sensibilizzare i docenti alla promozione delle competenze non cognitive in classe, sarebbe necessario attivare un iter selettivo valido, strutturato e che faccia arrivare professori motivati nelle nostre classi..

 

 

Quali competenze extradisciplinari a scuola?

L’accesso a scuola, ad oggi, è affidato spesso alle MAD (messa a disposizione) per cui in classe si ritrovano docenti in cerca di un lavoro temporaneo, con scarso interesse ad approfondire e affrontare le difficoltà del modo scolastico e a mettersi in ascolto dei nostri alunni.

Aver superato un concorso non è sempre indice di buon equilibrio mentale, emotivo; affrontare per lunghi anni la realtà scolastica, a volte, può compromettere la stabilità mentale dell’individuo più sano.

 

 

Chi dovrebbe valutare le competenze non cognitive dei docenti?

Nell’iter selettivo bisognerebbe coinvolgere figure di esperti preparati per la valutazione e il monitoraggio delle abilità trasversali dei docenti.

Oggi, un posto di lavoro “da docente” non si nega a nessuno, forse è per questo motivo che siamo giunti ad una proposta di legge per le abilità non cognitive.

Dal mio punto di vista il docente Inclusivo, preparato e formato, dedica  ogni giorno in aula la stessa cura tanto ai contenuti quanto ai processi metacognitivi e metaemotivi che sottintendono non solo l’apprendimento, ma anche le relazioni con il docente, con e tra i compagni.

 

Confido nella sperimentazione, se siamo arrivati ad una proposta di Legge sulle capacità non cognitive a scuola, un motivo ci sarà!

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